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marUILDM avvia la prima fase del progetto “A scuola di inclusione: giocando si impara”, l’iniziativa di sensibilizzazione che ha vinto la seconda edizione del “bando unico” previsto dalla riforma del Terzo settore, emesso nel novembre 2018 e finanziato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Il progetto intende promuovere e favorire la socializzazione di bambini e ragazzi con disabilità, al fine di ridurre ineguaglianze e discriminazioni, e contribuire a rendere più fruibili e accessibili i luoghi pubblici a tutti, attraverso il coinvolgimento di 17 amministrazioni comunali, individuate dalle Sezioni UILDM locali, e altrettanti istituti scolastici per un totale di circa 1200 studenti.

Attraverso tre seminari, il progetto verrà presentato a livello locale dalle Sezioni UILDM con il coinvolgimento delle amministrazioni comunali e degli istituti comprensivi. Si parte domenica 20 ottobre

a Salzano (Venezia): la Sezione UILDM di Venezia organizza, nell’ambito della storica manifestazione ludica e sportiva “Scarrossando”(nata per promuovere la cultura dell’inclusione e l’abbattimento della barriere architettoniche), una conferenza stampa per presentare alla cittadinanza il progetto. L’obiettivo è sensibilizzare la comunità, partendo dai bambini e dai ragazzi, per promuovere momenti di incontro e condivisione. A seguire, sabato 9 novembre alle ore 12.30, in occasione dei 50 anni di attività, la Sezione UILDM di Genova, terrà un seminario

nella sala Chierici della Biblioteca Comunale Berio del capoluogo ligure. Conclude la Sezione UILDM di Arzano (Napoli) che a fine novembre ha in calendario due appuntamenti in due scuole di Scampia per presentare il progetto.

“Il tema dell’inclusione delle persone con disabilità è una questione ancora aperta. È importante partire dalle nuove generazioni per lanciare il nostro messaggio di inclusione e costruire insieme un futuro dove c’è spazio per tutti. Il fatto che la disabilità venga vista come una ricchezza e non come un ostacolo può realizzarsi solo se fin da piccoli i nostri bambini vengono abituati a giocare, e quindi costruire relazioni, con altri bambini che hanno una disabilità. Da adulti non saranno né stupiti né spaventati nel vedere una persona in carrozzina, farà parte del loro presente, sarà normale”, commenta Marco Rasconi, presidente nazionale UILDM.

In Italia si stima che siano circa 4 milioni e 360 mila le persone che hanno una disabilità, il 7,2% della popolazione. Il MIUR rileva che nell’anno scolastico 2017/18 gli studenti con disabilità che vengono supportati nella didattica da un insegnante per il sostegno sono 272.167 (il 3,1 % degli iscritti). Di questi 31.650 nella scuola dell’infanzia, 95.838 nella scuola primaria, 72.477 nella secondaria di primo grado e 72.194 in quella di secondo grado. Inoltre, in Italia non esiste una normativa sulle attrezzature ludiche e negli oltre 8.000 comuni italiani esistono solo poco più di 430 parchi o aree verdi che prevedano al loro interno almeno una giostra accessibile, poco più del 5% del totale italiano.

IL PROGETTO

Il progetto “A scuola di inclusione: giocando si impara” prevede la collaborazione e il lavoro in rete di una serie di soggetti attivi tra cui le 66 Sezioni di UILDM, 17 amministrazioni locali e gli studenti di 17 scuole sul territorio italiano. Si svilupperà in cinque fasi, della durata totale di 18 mesi. Nella prima parte, attraverso seminari, il progetto verrà presentato a livello locale alle Sezioni UILDM con il coinvolgimento delle amministrazioni comunali e degli istituti comprensivi locali. La seconda fase prevede la realizzazione di attività di sensibilizzazione sul tema della disabilità negli istituti scolastici che partecipano al progetto. Successivamente le Sezioni UILDM e le amministrazioni locali individueranno 17 aree verdi e parchi da riqualificare con l’installazione di giochi accessibili ai bambini con disabilità. La quarta fase del progetto si strutturerà nell’organizzazione di eventi pubblici che vedranno la partecipazione dei “Ladri di carrozzelle”, gruppo musicale composto da membri con diversi tipi di disabilità, sia psichica che fisica, e delle scuole coinvolte nella seconda fase. In questo modo si intende diffondere una cultura della disabilità più attenta alla persona, integrata nel contesto sociale. Al termine sarà avviata un’attività di valutazione dell’impatto del progetto sul territorio. Si tratta di un elemento di particolare novità perché permetterà di orientare sempre più le scelte verso i reali bisogni dei soggetti che hanno interagito con il progetto.

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